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sabato 17 febbraio 2018

Federico Dal Cortivo per Italiasociale.net intervista Enrica Perucchietti autrice del saggio «Fake News. Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità.Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso» in uscita il 19 marzo per Arianna Editrice.
D: Dott.ssa Perucchietti, il suo saggio esce quasi in concomitanza con l’annuncio del Viminale che in vista delle elezioni politiche partirà il nuovo servizio in rete di segnalazione di notizie false ( fake news), basterà al cittadino entrare nel nuovo sito della Polizia Postale, e fare clic su un pulsante rosso virtuale e «denunciare le notizie che a nostro parere sembrano bufale». Una sua prima impressione su come funzionerà il «nuovo servizio pubblico» e se avrà una ricaduta sulle imminenti elezioni politiche, dalla pubblicazione dei memoriali contro gli avversari alle fake news si potrebbe dire…
R: Il discorso è molto delicato. In estrema sintesi, però possiamo pensare che possa in futuro valere come una raccolta dati e dall’altro come un sistema di censura per imbavagliare il web puntando progressivamente a censurare i siti scomodi e l’informazione alternativa. Credo che questo servizio rientri all’interno di una campagna sempre più agguerrita contro le fake news che ha però come obiettivo non la tutela dell’opinione pubblica, quanto il controllo sociale.
Una volta ricevute le segnalazioni, un team dedicato del Cnaipic, un organismo specializzato della Polizia postale verificherà attentamente attraverso l’impiego di tecniche e software specifici e, in caso di accertata infondatezza, pubblicherà una smentita. In che modo, mi chiedo, si deciderà quali contenuti sono veri e quali falsi? Fino a che punto si spingerà questo sistema? Non lo sappiamo. Sappiamo però che in Europa la guerra alle fake news si sta facendo sempre più accesa e ancora pochi ricercatori, intellettuali e giornalisti si stanno opponendo a tutto ciò. Qualcosa di simile, infatti, sta avvenendo anche in Francia: nella conferenza stampa di inizio anno, Macron ha annunciato un progetto di legge per combattere le fake news e rafforzare il controllo dei contenuti su internet in periodo elettorale.
Si può dire, pertanto, che in Europa soffiano venti di censura…

D: Il Ministro Minniti, il capo della Polizia Gabrielli e Nunzia Cardi direttore della Polizia Postale si sprecano in queste ora nel dare assicurazione ai cittadini, non pensa che ci stiamo invece oramai avviando a grandi passi verso quel tipo di Stato preconizzato da George Orwell in 1984 ?
R: Concordo in pieno con la sua analisi. Per quanto si siano affrettati a smentire tale paragone, il servizio si configura come una specie di Ministero della Censura, riecheggiando il Ministero della Verità orwelliano, il cui slogan è «LA GUERRA È PACE, LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ, L’IGNORANZA È FORZA». In 1984 il Miniver (in neolingua) si occupa dell’informazione e della propaganda e ha il compito di produrre tutto ciò che riguarda l’informazione: promozione e diffusione dei precetti del partito, editoria, programmi radiotelevisivi, letteratura. Questo ente si occupa anche della rettifica di questo materiale, in un’opera capillare e costante di riscrizione delle fonti. Il Miniver, cioè, si occupa di falsificare l’informazione e la propaganda per rendere il materiale diffuso conforme alle direttive e all’ideologia del Socing. Il Grande Fratello, infatti, sottomette le menti dei cittadini tramite il «controllo della realtà», ossia il bipensiero e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo.
Nella società distopica immaginata da Orwell, il controllo è totale in quanto le menzogne propinate dai falsificatori vengono imposte dal Partito e acquisite in modo spontaneo e acritico dalle masse perché «se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera». E soprattutto, viene acquisita e introietta come se fosse sempre stata vera.
Il potere, cioè svuota le menti dei cittadini per riempirle con i propri contenuti: chi si oppone, chi dissente viene accusato di psicoreato. Qualcosa di simile, però, sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi, in modo graduale e strisciante. E qua si innestano la teoria della gradualità di Chomsky (il principio della rana bollita) e la Finestra di Overton che analizzo ampiamente nel saggio.
Per questo ho impostato il mio libro seguendo le tematiche cardine di 1984 − ma anche di altri saggi e articoli di Orwell − mostrando come il controllo sociale odierno sia straordinariamente simile alle derive distopiche immaginate dal romanziere 70 anni fa…
D: Possiamo ravvisare in tutto questo, un attentato a quanto stabilito dall’art 21 della Costituzione italiana «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Il prossimo passo potrebbe essere a suo avviso anche per l’Italia una legge sul modello del «Patriot Act» statunitense varato dopo l’attacco alle torri gemelle di New York e al Pentagono, che dava la piena discrezionalità alle forze di Polizia, con la scusa del terrorismo, di monitorare H24 la vita dei cittadini attraverso internet e il telefono?
R: Credo che si stia andando sempre più verso una società trasparente in cui la privacy verrà gradualmente abolita, dopo aver convinto l’opinione pubblica ad abdicare ai propri diritti e si saranno convinti i cittadini a rinunciare ai propri diritti per paura o per comodità.
L’obiettivo, per esercitare meglio il controllo collettivo, è rendere ognuno di noi un «uomo di vetro», trasparente, sotto costante sorveglianza. Lo sguardo elettronico del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra esistenza, esattamente come l’occhio del Grande Fratello.
D: Nel suo nuovo libro lei analizza attentamente il rapporto tra i mezzi di comunicazione, il potere e le strategie tese a mantenere un certo status quo, ce ne può parlare?
R: «Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerirci cosa pensare». Così scriveva nel 1928 nell’incipit del saggio Propaganda il padre della scienza delle Pubbliche Relazioni Edward Bernays, spiegando che esiste un potere invisibile che dirige le opinioni e le abitudini delle masse nei sistemi democratici. Nel saggio mostro come nasce e si sviluppa tale «arte» del controllo, come si fa sempre più sofisticata e come utilizzi lo spettacolo e i media mainstream quale braccio di forza o cassa di risonanza (e come questi si siano macchiati nei decenni di clamorose fake news!).
Con l’avvento della moderna società di massa il potere ha infatti dovuto esercitarsi su un numero indefinito di persone, spesso costituite da individui affettivamente soli e privi di punti di riferimento. L’arte del controllo, pertanto, ha finito per divenire scienza delle Pubbliche Relazioni o, meglio, una «scienza della manipolazione» di sconcertante raffinatezza che riesce a influenzare comportamenti e modi di essere, a volte senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica.
Bernays parlava di «tecniche usate per inquadrare l’opinione pubblica» portate avanti da un «governo invisibile»”: il potere oggi, per risultare maggiormente efficace, preferisce infatti rimanere «nell’ombra», palesandosi il meno possibile. Un potere nascosto (o comunque non immediatamente identificabile dai più) ha la possibilità di manipolare quasi alla perfezione i sentimenti e la mentalità di massa senza dare l’impressione di farlo; controllare i popoli entrando nel loro immaginario, nella loro mente, nella loro coscienza.
Già Aldous Huxley, autore di un’altra distopia, Il Mondo Nuovo, notava come i potenti avessero capito che per controllare le masse fosse necessario agire sull’«appetito pressoché insaziabile di distrazioni» plasmando così il loro immaginario. In questa strategia, ovviamente, il popolo è visto dai governanti come un soggetto minorenne che va accompagnato, persino manipolato, a cedere il proprio consenso. Dobbiamo comprendere che il potere non è interessato a «emancipare» l’uomo o a renderlo «adulto» quanto semmai a controllarlo sempre meglio, indirizzando le sue scelte dopo essere penetrati nella sua anima, nel suo immaginario. Quando questo non dovesse bastare entra in campo la coercizione.
D: Psicoreato come in «1984», sarà questo il futuro che attenderà tutti coloro che oseranno dissentire sulle verità precostituite dal sistema oligarchico finanziario globalizzato dominate in Occidente? O ci sono ancora margini di libertà?
R: L’attuale diatriba sulla cosiddette fake news ha portato alla promozione di un clima di isteria che potremmo definire una «caccia alle streghe 2.0». In questo caso l’opinione pubblica, sapientemente manipolata da un clima di isteria contro il fantomatico pericolo delle fake news, sembra legittimare l’uso della forza, la denigrazione, il clima di intolleranza, arrivando persino ad accettare di introdurre il reato di opinione: una forma di psicoreato orwelliano secondo cui verrebbe punita non più l’azione ma la libertà di espressione e ancora prima di pensiero. Insomma, dopo la globalizzazione delle merci, si sono globalizzate le coscienze: dobbiamo esprimerci, parlare e pensare tutti allo stesso modo, uniformandoci al pensiero unico.
Dovremmo invece tornare a chiederci: a chi dovremmo davvero credere? E soprattutto, cui prodest? A chi giova tutto ciò che sta accadendo? Forse a chi ha interesse a plasmare la nostra coscienza per ottenere consenso?
I margini di libertà sono proporzionali alla nostra coscienza critica. Per vigilare sulla nostra libertà collettiva dobbiamo tornare a metterci in gioco e soprattutto a usare la nostra testa in modo critico anche qualora ciò significhi pensare controcorrente rispetto al pensiero unico.

La metabolizzazione della bugia

di Massimo Mazzucco

Finché si riesce a tenerlo nascosto, uno sporco segreto rimane tale. Quando diventa impossibile nasconderlo, allora nascono bugie atte a mascherarlo. E teoricamente, se possibile, anche a farlo metabolizzare dalla società, in modo che quello che una volta era un problema, in futuro non lo sia più.

Una volta le scie chimiche erano uno sporco segreto. Ora che il segreto è stato svelato, le scie chimiche diventano ufficialmente delle innocenti “scie di condensa”. La foto che pubblichiamo è stata scattata da un nostro lettore, Federico Ferrari, al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.
“Ieri mi sono recato al Museo della Scienza e della Tecnica a Milano – scrive Federico – e con stupore ho notato tra le varie fotografie della sezione “aria e atmosfera”, uno scatto dal satellite che mostrava una serie di scie nel cielo. Molto piu interessante la didascalia accanto, con scritto espressamente che le “scie di condensa” possono tramutarsi in nuvole ed avere effetti sul cambiamento del clima”.
Le scie di condensazione degli aerei - dice la didascalia - dette anche 'contrails' possono durare da pochi minuti a ore. Possono anche formare cirri artificiali persistenti della durata di giorni e anche di settimane, e possono influenzare il clima, intrappolando il calore dell'atmosfera
Le scie di condensazione degli aerei – dice la didascalia – dette anche ‘contrails’ possono durare da pochi minuti a ore. Possono anche formare cirri artificiali persistenti della durata di giorni e anche di settimane, e possono influenzare il clima, intrappolando il calore dell’atmosfera
Ci manca solo un piccolo particolare: la spiegazione “scientifica” di come una semplice scia di condensa possa formare dei “cirri che durano anche settimane”. Ma a parte questo, il Museo della Scienza e della Tecnica ha assolto egregiamente al proprio lavoro: da domani migliaia di scolaresche che visiteranno il museo se ne andranno a casa convinte che quello che vedono in cielo siano semplici e innocue nuvolette, e così il problema sarà stato risolto alla radice.
Articolo di Massimo Mazzucco

L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018
Dan Coats
L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.
Christopher Wray
Traduzione di Alessandro Lattanzio

USA: Cannibal Club, il ristorante per cannibali e i suoi membri più famosi

In 10 anni di blog, penso di non aver mai letto un articolo più disgustoso di questo, penso che la reazione sarà identica per tutti coloro che leggeranno. Devo dire che ho esitato un po' prima di decidere se pubblicarlo, ma poi l'onestà di raccontare sempre e comunque, quello che succede in questo folle mondo, ha avuto la meglio, nel rispetto della verità del gentile traduttore che mi ha inviato il testo (NdE).
 Chelsea Clinton, Katy Perry e Meryl Streep
Cosa hanno in comune Katy Perry, Meryl Streep, Anderson Cooper e Chelsea Clinton? Hanno mangiato carne umana nel famigerato ristorante cannibale di Los Angeles, il Cannibal Club. 
Il ristorante privato ha operato a lungo sotto il radar a Los Angeles, con le voci che circolano su chi ha partecipato e ciò che è veramente servito a porte chiuse. Ora un documento del Cannibal trapelato ha esposto alcuni dei clienti "elitari " del famigerato ristorante. 

Il cannibalismo è più popolare di quanto potreste pensare...
Meryl Streep, Chelsea Clinton e Anderson Cooper della CNN detengono tutti l'iscrizione al Cannibal Club, secondo il documento. Katy Perry, che in precedenza ha detto che "il cannibalismo è molto più popolare di quanto si possa pensare" e "la carne umana è la carne migliore", ne è è anche una regolare commensale.
Vantandosi che il ristorante è "l' avanguardia della cucina sperimentale" e serve "l'élite culturale di Los Angeles", il sito web del Cannibal Club chiarisce che "sono specializzati nella preparazione della carne umana" che proviene da "corpi giovani e sani“.

I cuochi visitanti il Cannibal Club "provengono da tutto il mondo" e vengono a Los Angeles per "praticare il loro mestiere senza compromessi e senza limiti per convenzione", secondo il sito web del Cannibal Club.
"La nostra clientela esclusiva include noti cineasti, intellettuali e celebrità che hanno abbracciato gli ideali illuministici della libera espressione e del razionalismo. Nelle serate degli eventi, artisti d'avanguardia, celebrati personaggi letterari e musicisti innovativi intrattengono i nostri ospiti."Al Cannibal Club, celebriamo l'eccellenza artistica come naturale ed inevitabile espressione dello spirito umano sfrenato".
Biografie dei membri dello staff elencate sul sito web del ristorante Cannibal Club
Descrivendo ogni piatto come "studio di gusto ed eleganza", Lla chef de cuisine Sophie Laffite, spiega: "La carne che serviamo viene selezionata da giovani e sani. Coerentemente con la pratica del cannibalismo in molte società primitive, consideriamo l'antropofagia come un omaggio ai morti, che rinasce nei corpi dei loro consumatori".
Ma non pensare che puoi semplicemente entrare e controllare il posto. Il ristorante privato opera una severa politica di controllo, secondo il sito web:
"È necessario per noi operare privatamente e proteggere i nostri membri al fine di evitare interruzioni da parte dei meno illuminati“.

Il menu corrente elencato sul sito include Lombata (carne umana, alla griglia), Fegato e funghi Pirozhi ("una versione russa di pierogie, al forno piuttosto che bollita, con un gustoso ripieno di funghi selvatici e fegato umano") e Lasagne alla placenta ("una lasagna altrimenti tradizionale con uno strato di formaggio sostituito con la placenta tritata in salsa di pomodoro, condita con aglio, cipolla e origano".

"Ogni volta che un tabù è rotto,
qualcosa di buono succede 
a volte vitalizzante"
Il motto di Cannibal Club è una citazione di Henry Miller









Elspeth Blake, la proprietaria del Cannibal Club che afferma di aver guadagnato le sue strisce lavorando sotto Vincent Sardi Jr. a New York, non ha immediatamente risposto alle nostre domande sulla provenienza della carne umana.

"Organi giovani e sani"

Nella sezione FAQ del sito web, Cannibal Club afferma:
"La maggior parte delle aziende e delle istituzioni che ci forniscono preferiscono mantenere tali rapporti discreti. A livello individuale, i corpi ci sono spesso lasciati in eredità. Per alcuni, questo è un modo per integrare l'assicurazione sulla vita e compensare le spese funerarie. Per gli altri, come il membro del Cannibal Club Gwendoline Fenwich, che è stato servito dai suoi amici e parenti al Club nel gennaio 2008, essere preparato come un pasto e rinascere nei corpi dei vivi, è un'alternativa interessante a le pratiche tradizionali di sepoltura e cremazione“.
La rivelazione che le star di Hollywood, le pop star e le ancore della TV via cavo consumano carne umana quando sono a Los Angeles è solo l'ultimo esempio di figure pubbliche esposte come figure oscure, che godono nell'oscurità. Jay-Z ha descritto Gesù Cristo come "l'originale fake news" alla fine del 2017. Miley Cyrus ha detto "Ave Satana" in diretta radio e ha affermato di avere una relazione più stretta con il diavolo che con il suo "padre terreno", Billy Ray. Rihanna è stata sorpresa a dire ai bambini di Barbados che "se Gesù non ha risposto alle vostre preghiere, provate a pregare Satana".

Proprio la scorsa settimana, Chelsea Clinton ha dichiarato ai suoi seguaci di Twitter che il satanismo è una "religione" che merita "rispetto".

Questi incidenti hanno suscitato timori in tutto il mondo che gli Illuminati sono passati alla fase successiva del loro piano generale, e hanno iniziato a promuovere apertamente la spiritualità oscura come una scelta religiosa praticabile per coloro che cercano una guida.
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Baxter Dmitry scrive per il sito web Your News Wire. Si occupa di politica, affari e intrattenimento. @baxter_dmitry

LE NUOVE DIRETTIVE UNESCO PER CORROMPERE I BAMBINI

LE NUOVE DIRETTIVE UNESCO PER CORROMPERE I BAMBINI

 
L’UNESCO (che è l’agenzia “culturale”” dell’ONU) ha appena pubblicato le direttive globali per i nuovi standard di educazione sessuale da impartire in tutte le scuole ed asili infantili dell’Occidente. Firmata dalla direttrice generale dell’UNESCO, l’ebrea francese Audrey Azoulay, che è stata ministra della “cultura” per Hollande, che l’ha piazzata all’ONU prima della caduta.
Fra le cose curiose del testo, c’è che la direttive della “nuova educazione sessuale” , l’UNESCO dice che s’inserisce nel programma politico dell’ONU per il 2030 sullo “Sviluppo Sostenibile” (sic).

L’Unesco prescrive le conoscenze e gli atteggiamenti da inculcare nei giovani secondo ogni classe di età. Si martella sull’esigenza di informare sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate (contraccezione ovunque, l’aborto “laddove è legale”: ecco lo sviluppo sostenibile) e sui “diritti alla salute riproduttiva”; ma non meno martellante è l’insistenza sulla ‘uguaglianza di genere’ e la promozione dell’ideologia di genere. Con particolare cura per l’insegnamento gender ai bambini tra i cinque e gli otto anni.
In 139 pagine scritte in perfetta neolingua della dittatura LGBT, l’UNESCO sottolinea con forza il “rispetto” per l’orientamento sessuale, il “rifiuto degli stereotipi”, il “diritto” degli scolari di godere dei piaceri della carne, naturalmente condito con gran pedagogia “della responsabilità” da non confondere in alcun modo con la moralità tradizionale. Difatti afferma come cosa fatta che la responsabilità dell’educazione sessuale dei figli va sottratta alla famiglia e ai genitori, e deve essere data allo Stato (che veglia su tutti noi ché non insegniamo ai bambini gli “stereotipi” che mancano di rispetto ai sodomiti). L’educazione alla castità non viene evocata se non per condannarla come malsana, e contraria allo sviluppo sostenibile. Ai bambini viene insegnato a mettere in discussione e persino a rigettare i valori e le convinzioni dei loro genitori sul sesso e sul matrimonio, i bambini devono al più presto “riconoscere” che i loro “valori” possono essere “diversi” dai loro genitori.

Audrey Azoulay, ebrea francese. 
Il programma pedagogico che l’UNESCO vuole estendere ai bambini del pianeta intero attraverso le sue “linee-guida tecniche” prevede che fin dalla scuola primaria (dai 5 agli 8 anni) gli scolari imparino dall’insegnante l’omosessualità nel quadro di una sessualità sostenibile. Dai 9 ai 12, ai ragazzini e ragazzine viene insegnato come individuare i segnali della gravidanza. Dai 9 anni gli scolari imparano le modalità del piacere maschile e femminile. La masturbazione viene raccomandata purché, stranamente, “in privato”: forse per scongiurare che adulti particolarmente sensibili a queste direttive vengano colti in flagrante pedofilia, insegnando in classe come “toccarsi”? Forse si suggeriscono ripetizioni private in casa? Fuori dagli occhi indiscreti?

Secondo il nostro ministero e governo, come noto, la “teoria del gender” non esiste, e non viene insegnata nelle scuole, si tratta di una allucinazione di genitori complottistigli stessi che credono che 12 vaccini siano dannosi, e che esistono le scie chimiche. Infatti è vero: ecco l’UNESCO prescrivere che i bambini a 5 anni imparino a “definire il genere e il sesso biologico e descrivere la loro differenza”, e vengono invitati a “riflettere sul proprio sentimento di appartenenza a un genere”
Una nozione di cui ciascuno capisce la necessità per preparare i piccini alla dura realtà della vita che li attende nel mondo globalizzato come disoccupati sostituiti da robot e “immigrati”; infatti la “riflessione” sul proprio “sentimento gender” è il preludio necessario per il corso ulteriore: a 9 anni, si chiederà agli scolari di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico” – e soprattutto a “dimostrare rispetto per l’identità di genere altrui”; dai 5 anni va inculcato il rispetto per le famiglie “diverse”; dai 12, i bambini devono essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni; l’uso del condom sarà insegnato approfonditamente.
Le conoscenze dei bambini in materie omosex devono essere sistematicamente valutate e tracciate (forse come preludio all’espulsione dalle scuole, come per i non-vaccinati; forse per identificare i renitenti da sottoporre a “corsi di recupero”). Ma non solo i bambini: anche gli insegnanti dovranno essere sottoposti ad un rigoroso programma di indottrinamento, e se occorre di rieducazione, in modo che apprendano a trasmettere le opinioni e i valori richiesti dall’ONU . “Questa formazione può essere inclusa come parte del curriculum degli istituti di formazione degli insegnanti (pre-servizio) o come formazione degli insegnanti in servizio”, spiega il documento dell’UNESCO: è facile capire che questo è un progetto di “selezione” di insegnanti omogenei all’ideologia LGBT e “sbarramento”, quando non licenziamento, di insegnanti non convinti dei “valori ONU”: una intimidazione e discriminazione odiosa basata sulle idee e la morale dei docenti. 
Possono essere bloccati nella carriera e perdere lo stipendio se non si adeguano alla nuova morale “libertaria”, così come i medici di base possono essere espulsi dal sistema sanitario se si oppongono alle 12 vaccinazioni.

IL NUOVO “JUS SODOMITICUM”

Del resto il recentemente nominato alto responsabile delle Nazioni Unite, il thailandese Vitit Muntarbhorn, che è un avvocato “dei diritti” e attivista omosessuale, ha apertamente dichiarato che la libertà religiosa è “secondaria” in confronto alla libertà LGBT; le scuole cattoliche o protestanti “devono” indottrinare sui benefici dell’omosessualità, e fin dalle più tenera età: “Quanto prima, tanto meglio”.
https://www.thenewamerican.com/culture/faith-and-morals/item/25742-un-pushing-homosexuality-gender-confusion-on-children
E’ la dittatura mondiale dei pederasti, che si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale. Non a caso la Cassazione ha tolto la figlia ad una coppia di Casale Monferrato e l’ha resa adottabile, perché la mamma a 57 è “troppo vecchia” e incapace (si noti la neolingua: “di comprendere quali siano i bisogni emotivo affettivi e pratici” della bimba, mentre Niki Vendola, che è diventato “mammo” sodomitico per acquisto di bambino altrui, a 58 anni, non è troppo vecchio e non viene perseguito dalla stessa Cassazione, anzi. Un tipico esempio di “diritto diseguale”, favorevole ai viziosi ricchi e potenti e ostile ai poveri normali. Cosa ci vuole per riconoscere il nuovo totalitarismo?








lui 58, ma ha più diritti 

  





lei 57 anni, le hanno tolto la figlia.